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Racconto di un progetto

“Famiglia in gioco. Corso per genitori e figli che vogliono migliorare le relazioni familiari” (*)

Favorire un alleggerimento dalle criticità quotidiane aiuta fortemente la famiglia ad esprimere la sua capacità di essere luogo di aggregazione, sostegno e sicurezza per i figli e per la coppia. 

L’idea del progetto è nata da una semplice constatazione: troppo spesso, nella vita di tutti i giorni,  lo stress e gli impegni quotidiani portano i genitori, presi prevalentemente dalla responsabilità educativa, a non dare il giusto spazio ad una relazione emotiva positiva con i figli.

Il risultato di questa mancanza porta a un clima negativo, fertile terreno per incomprensioni, liti e accuse reciproche.
Così, partendo dall’assunto che il gioco può essere un tramite facilmente fruibile, in grado di  invertire un andamento negativo, consentendo ai membri del sistema familiare relazioni più gioiose, si è dato vita a questo percorso, un’avventura quanto mai stimolante per tutti, famiglie e operatori impegnati nel progetto.

Il fine generale di “Favorire nei genitori nuove e positive modalità di relazione” è stato perseguito attraverso incontri teorico-pratici. In ogni incontro giochi e tecniche erano volte a far vivere le nozioni tramutandole in esperienza.

La metodologia  è stata quella del lavoro di gruppo. Nello specifico sono stati pensati e strutturati: Gruppi esperienziale così articolati:

Gruppi di genitori.
L’approccio utilizzato ha attinto a principi sistemico – relazionali, nonché ai principi dei gruppi di auto o mutuo-aiuto, al fine di mettere a confronto le esperienze in un clima informale e spontaneo. Questa conduzione ha favorito lo sblocco della passività e, laddove presente, la liberazione dal senso di impotenza, ha consentito di creare un “contenitore” quale luogo di riflessione sul proprio essere, ma anche luogo di pausa dallo stress e dalle richieste del contesto sociale. Un luogo dove poter dichiarare con libertà le proprie difficoltà.
La presenza di uno psicologo ha dato forma, coordinato e indirizzato emozioni e sentimenti, non sempre facilmente decodificabili.
Una comunicazione circolare ha promosso lo scambio di esperienze, facendo così emergere le risorse personali, favorendo la modificazione di situazioni e vissuti. La  lettura e la decodifica delle proprie emozioni, ha permesso di poter intraprendere il viaggio della lettura delle emozioni dell’altro, e basare la vita di relazione non più su una serie di azioni e di compiti, ma sul riconoscimento dell’altro, sia il coniuge che il figlio, del suo sentire.
Tra i contenuti trattati: conoscenze psico-pedagogiche su ascolto, comunicazione e assertività; contatto con la parte più emotiva di sé, per aprirsi alla possibilità di utilizzare liberamente la fantasia e il gioco; osservare e osservarsi nella relazione; come giocare e stare con i figli.

Gruppi dei figli. (divisi in fasce d’età)
Attraverso la pedagogia circense, il bambino è stato accompagnato nel gruppo dei pari in un percorso educativo in cui, giocando, ha appreso le discipline circensi, quali la giocoleria, l’acrobatica, gli equilibri.
La pedagogia circense, ormai riconosciuta e affermata a livello europeo in ambito psico-motorio, educativo e sociale, accompagna il bambino nella crescita, nella formazione e consolidamento del suo carattere, della sua personalità, del suo libero istinto creativo.
Le attività e le tecniche circensi sono attività motorie, le stesse presenti in molti sport, che, attraverso il circo, assumono una valenza creativa e libera da ogni competizione. Al circo le persone diventano più vivaci, più allegre, più creative. Il lavoro con il corpo, la sollecitazione a lasciarsi andare, stimola il rilascio delle tensioni, dello stress, dell’ansia, della paura.

Incontri genitori e figli insieme.
Sono state seguite due modalità: guidati da psicologi, nella costruzione di burattini e realizzazione di uno spettacolo teatrale;  guidati dai pedagogisti, insieme nel gioco circense.
La fase del percorso genitori e figli insieme al teatro, partendo dalla costruzione dei personaggi (marionette), il racconto della storia di ogni famiglia e la rappresentazione finale, ha delineato un altro momento di particolare significato, in cui ogni famiglia ha potuto mettere a fuoco punti di forza e di debolezza, stile di comunicazione all’interno del proprio sistema familiare.
La fase del percorso che ha visto genitori e figli insieme tra giocoleria ed equilibri è stata particolarmente feconda per varie ragioni, primo tra tutti che il bambino ha potuto dare indicazioni al genitore su “come si fa”. Un’inversione di ruoli, nel caso specifico, proficua! Un momento in cui il bambino si sente più competente, più forte e più adeguato dell’adulto.

Il motto del lavoro è stato “imparare facendo” e “cambiare facendo”, che significa anche sperimentare nuove modalità di azione e di comportamento, di nuovi modi di sentire e trasmettere i vissuti.

E’stato grazie alla focalizzazione e all’integrazione dei vari livelli dell’esperienza (immaginativo, cognitivo, corporeo, emotivo e sensoriale), che i partecipanti hanno sperimentato una comunicazione reale, di comprensione, un “modello comunicativo” e relazionale, talora alternativo a quello tipico del proprio sistema familiare.
Al centro sempre l’individuo, il quale non ha solo appreso qualcosa (informazioni, contenuti), non è stato “riempito”, ma sollecitato a sperimentare la gioia della creazione.

Il progetto non ha solo un fine a breve raggio, ma vuole rappresentare una sorta di “alfabetizzazione” sulla natura dei processi di relazione con se stessi e con gli altri, un mezzo, un’occasione per esplorare modi nuovi di stare bene e superare le difficoltà, partendo dagli elementi vitali più vicini, ma non per questo tanto chiari ed evidenti alle persone, come la relazione con gli altri, la mutevolezza delle emozioni, la possibilità di trasformare situazioni critiche in situazioni creative ecc.

I risultati ottenuti sono molto promettenti. Oltre a molteplici feedback positivi dei partecipanti, forniti con affetto anche a mesi di distanza, diversi sono gli indicatori rilevati negli incontri conclusivi, nell’osservazione dei mutamenti in positivo delle dinamiche di coppia e genitori-figli.
Le “famiglie in gioco” hanno anche proposto e realizzato iniziative di rete, incrementando utili occasioni di sostegno e scambio reciproco.

I progetti di prevenzione, attuati a tutti i livelli (primaria, secondaria, terziaria) portano ad un logico ottimismo e se uno studio riuscisse a calcolare il risparmio che la prevenzione facilita, risparmio di risorse legate ai procedimenti giudiziari, a quelle dei servizi, delle comunità, delle associazioni e cooperative sociali che lavorano in questi settori, diverrebbe chiaro il bisogno di investire in tutto questo, di “sfruttare” meglio i numerosi studi e ricerche realizzati nei vari settori (Macrì C., Zoli B., 2013).

(*) Il progetto è stato realizzato sul territorio di Civitavecchia grazie al finanziamento della Cariciv e alla collaborazione tra le Associazioni Elios Formazione, La Catapulta, Telefono Rosa di Civitavecchia.

Spunti BIBLIOGRAFICI:
– Arnold J. Sameroff e Robert N. Embe, (1991), I disturbi delle relazioni nella prima infanzia, Bollati Boringhieri, Torino.
– Bowlby J. (1979), Costruzione e rottura dei legami affettivi, Raffaello Cortina, 1982, Milano.
– Bowlby J., (1989), Una base sicura, Raffaello Cortina, Milano.
– Di Paola Marmocchi,Claudia Dall’Aglio,Michela Zannini (2004), Educare le life skills: come promuovere le abilità psicosociali e affettive,  Erikson, Trento.
– Dell’Antonio A. M. (1992), Elementi di psicodinamica delle relazioni familiari, Kappa, Roma.
– Macrì C., Zoli B, (2013), Crimini e minori, in De Luca R., Macrì C., Zoli B (a cura di), Anatomia del crimine in Italia, Giuffrè, Milano.
– Madia C., ( 2003 ) Manuale di piccolo circo” Madia, Feltrinelli Kids, Milano.
– Pento G. (2003), Educare al corpo e al movimento, in Pento G. (a cura di), Muoversi per… piacere – educare al corpo e al movimento nella scuola dell’infanzia, Junior, Azzano S.P. (BG).
– Tsunesaburo Makiguchi in Dayle M.Bethel (a cura di), L’educazione creativa, La Nuova Italia, 2000, Firenze.
– Winnicott Donald W. (1986), Il bambino deprivato, Raffaello Cortina, Milano.
– Winnicott Donald W. (1970), Sviluppo affettivo e ambiente, Armando, Roma.